giovedì 15 aprile 2010

Scuola a pezzi

Adesso è di moda dire che la scuola è a pezzi, e se questo è un dato di fatto, è altrettanto di moda dire che la colpa è del governo del momento.

In questo momento al governo della scuola c'è la Ministra Gelmini, quindi è lei l'obbiettivo di tutte le lamentele e le lagne sulla scuola.

Però non è solo la scuola ad essere a pezzi, ma è anche di come si parla della scuola, prendendo sempre il pezzo che ci serve politicamente o ideologicamente e scartando gli altri.

Partiamo dalla famosa riforma gelmini dell'agosto 2008.
In realtà la cosiddetta riforma gelmini non è niente altro che il regolamento attuativo della finanziaria 2008 (2), in cui al comma 64 leggiamo che si intende alzare di un punto percentuale il rapporto studenti/insegnanti nel sistema scolastico ed una riduzione di organico ATA del 17% entro il 2011.

A fronte di questa decisione programmatica il comma 5 dice che complessivamente da questa azione di riduzione del personale ci dovrà essere un risparmio di 8 miliardi di euro (in 3 anni).
Di questi 8 miliardi risparmiati un terzo (2,6 miliardi) deve andare a formare un fondo per la riqualificazione degli insegnanti e per miglioramenti dei loro stipendi.

Detto questo si può dire che la finanziaria 2008/riforma Gelmini non intacca le risorse economiche totali della scuola (di cui ora analizzaremo gli andamenti) ma si costituisce esclusivamente come una riduzione di personale, e quindi su questo e solo su questo che va criticata, non addebitandogli problemi economici di risorse.

Infatti analizzando gli ultimi bilanci dello stato (1) possiamo vedere che le spese a bilancio per la gestione della scuola, e quindi i fondi a disposizione della scuola, sono aumentati (4):

  • 2008 € 41.522.296.000,00

  • 2009 € 44.016.000.000,00

  • 2010 € 44.184.000.000,00



In tre anni c'è stato un aumento di fondi a disposizione della scuola di 2,5 miliardi di €.
Per completezza mostriamo anche i dati relativi ai fondi destinati alle scuole paritarie:


  • 2008 € 535.118.000,00

  • 2009 € 403.917.000,00

  • 2010 € 500.000.000,00


Possiamo vedere un trend complessivamente negativo in questi ultimi tre anni, sfatando il mito della diminuzione dei fondi alle scuole pubbliche per darli alle scuole paritarie (si tenga conto anche che a fronte dei 7.768.506 di alunni della scuola pubblica la scuola paritaria offre il suo servizio a circa 1.000.000 di alunni, di cui circa il 16% sono alunni di asili comunali convenzionati (3)).

Adesso che abbiamo sgomberato il campo dal mito del governo brutto e cattivo che sta distruggendo la scuola pubblica a favore di quella privata possiamo porci altre questioni.

Innanzitutto la questione della riduzione dei docenti è una questione politica e come tale va trattata; personalmente sono d'accordo che il numero di insegnanti sia superiore alla media europea e vada ridotto, sono meno d'accordo sul fatto che una gestione centralizzata della riduzione sia capace di coniugare l'esigenza di ridurre gli insegnanti e le esigenze dei singoli territori.

Inoltre il problema dei fondi è un problema di carattere strutturale, che richiederebbe una riforma complessiva della spesa per la pubblica amministrazione (che ahimè non è in vista.. nè da destra nè da sinistra..) e non è solo un problema di volontà.

Ma il porre tutta la questione sui numeri e sui soldi e sulle risorse rischia di affossare il dialogo nel solito binomio: chi è al governo dice che sta facendo il meglio mentre chi non è al governo gli addebita ogni problema.
Questa è l'ideologia, ossia il selezionare tra le cose da guardare solo quelle che aiutano la nostra posizione e non vedere le cose contrarie.
(tengo a precisare che non voglio difendere il governo, ha preso anche provvedimenti sbagliati, anche se non sono quelli che di solito gli sono contestati, e penso che non abbia fatto nè più nè meno bene di tutti i governi precedenti.)

Il punto è: di che cosa ha bisogno la scuola?
Non è una questione economica ma una questione umana, e quindi l'economia ne è solo una parte.


Forse la scuola ha bisogno semplicemente di insegnanti, cioè gente appassionata alla propria materia e capace di appassionarsi ai propri studenti, e di uomini adulti, disposti a prendere sul serio la realtà che hanno di fronte e a scommettere sulla libertà delle persone che incontrano.

Ed è di questo che si dovrebbe parlare.

D.P.

Fonti e note
1) Ragioneria generale dello stato
2) Legge 6 agosto 2008, n. 133
3) Dati relativi agli anni scolastici 2007/2008
4) Missione istruzione scolastica - Ministero dell'istruzione